Elezioni. Programmi noti. Prospettive. Il voto?

Moderatore: vincenzo vanda

Elezioni. Programmi noti. Prospettive. Il voto?

Messaggioda vincenzo vanda » 21/02/2013, 20:09

Si era sperato che il prof Monti “salendo” in politica avrebbe messo in programma efficaci provvedimenti per la necessaria ripresa economica; quei provvedimenti che forse prima non aveva potuto adottare, avendo subito in sede parlamentare resistenze e, poi, la preannunciata sfiducia del PDL.
Purtroppo, la speranza rimane delusa; infatti dalle 24 pagine del programma si rileva che la principale preoccupazione del politico Monti rimane l’austerità già avviata, quella che ha creato il rilevante vantaggio del ridimensionamento dello spread ma ha anche spinto la recessione a livelli di giustificato e grave allarme.
Indubbiamente il rientro dall’enorme debito pubblico è dovuto ed importante, ma nella situazione attuale che vede il ciclo economico in forte recessione non si può sperare di riavviare il sistema con provvedimenti che presuppongono disponibilità finanziarie che oggi non esistono, che d’altra parte non debbano gravare sul debito pubblico, che tra l’altro, essendo timidi e marginali, solo lentamente e in tempi lunghi potrebbero dare gli effetti ai quali tenderebbero.
In realtà dunque, i provvedimenti prospettati per la crescita sono insufficienti e inadeguati, e di conseguenza lascerebbero spazio ad un aggravamento ulteriore e insopportabile della recessione. Ciò, a prescindere dalla genericità che ne riduce molti a semplici aspirazioni, prive di specificazione sui percorsi attuativi, prive di controllo sulla sostenibilità e il più delle volte affidate alla speranza di un risveglio di investimenti privati oggi improbabile, data l’assenza di credito e di consumi. Con l’aggravante, inoltre, di essere, tali provvedimenti, comunque orientati a rimettere in moto lo stesso sistema capitalistico e finanziario che è la causa responsabile delle crisi in atto.
E’ tempo che la politica si renda conto di quanto sia grave la situazione e di quanto sia assolutamente urgente che si adottino provvedimenti capaci di effetti positivi immediati e forti; si renda conto che tali effetti non si possono ottenere secondo schemi conservativi di meccanismi superati dall’evoluzione intervenuta sia nel campo scientifico e tecnologico che in quello soggettivo, dell’orientamento assunto dal sentire e dalle priorità della società civile.
Tale evoluzione comporta e comporterà sempre più che nelle imprese le innovazioni scientifiche e tecnologiche, in ragione della concorrenza, sostituiranno sempre più il lavoro dell’uomo con sistemi automatici e robotici, creando una massa crescente di disoccupati. Inoltre, le mutate priorità soggettive comportano da un lato l’abbandono di certi consumi, con conseguente crisi delle imprese addette a quelle produzioni, e d’altro lato l’orientamento della domanda verso altri prodotti e servizi. Pertanto è sbagliato mantenere il lavoro in conflitto con l’impresa, essendo in realtà legati i loro destini; è sbagliato imporre all’impresa salvataggi di personale che in realtà è in esubero e, a causa della concorrenza, mette l’impresa fuori mercato; è sbagliato sostenere con pesanti esborsi pubblici le imprese destinate dall’evoluzione a chiudere o a ridimensionarsi; è sbagliato parcheggiare gli esuberi di personale in condizione di disoccupazione assistita con spese sociali crescenti; è certamente opportuno favorire la mentalità e la capacità della mobilità del lavoratore, non più attaccato al posto fisso, ma non si può introdurre questo sistema, come pretende Monti, quando la persistente recessione non apre porte al reimpiego. Allora, è necessario non rimanere ancorati a schemi vecchi e impossibili e piuttosto sensibilizzarsi all’evoluzione intervenuta e intervenire nelle direzioni da questa indicate.
Dunque, la politica deve comprendere che nella situazione attuale si può riavviare l’economia in termini immediati e forti, quali occorrono per poter contrastare la crescente recessione, solo se si riparte dal basso, se si riporta all’attività produttiva, al reddito e alla capacità di consumo quella enorme schiera di giovani e di piccole e medie imprese che languono nella speranza di occupazione lavorativa o perdono capacità produttiva per mancanza di credito; deve comprendere che per far muovere verso tali soggetti i finanziamenti, particolarmente quelli delle banche che nella situazione attuale utilizzano i prestiti della BCE per acquisti speculativi, è necessario intervenire sul rischio, esonerando i destinatari del finanziamento dall’onere di garanzie che non sono in grado di dare e ponendo queste a carico dello Stato (che è ritornato affidabile) e/o di altri enti pubblici, compresa l’Europa, quale garante di secondo grado.
E’ tempo infatti che la politica capisca che l’iniziativa privata può essere salvata e anche esaltata se, socializzando il rischio sul capitale dei finanziamenti, si tolga al capitale la pretesa di essere l’esclusivo proprietario dell’impresa e del suo reddito. Il rapporto tra capitale e lavoro venga invertito, diventando semplice costo il capitale e titolare dell’impresa il lavoro, di tutti i soggetti (compreso l’imprenditore, il cui lavoro consiste nell’attivare organizzare e guidare l’iniziativa produttiva) che intervengono col lavoro nella realizzazione dell’impresa e del suo reddito.
Questa è la via per riportare i finanziamenti, delle banche dei privati e anche degli stranieri, all’economia reale, ottenendo così non solo di riavviare l’attività produttiva in modo consistente e di innescare un ciclo economico positivo, ma anche che ciò avvenga realizzando innovazioni di grande rilievo: si eliminano il dannoso conflitto oggi esistente tra capitale e lavoro e le defaticanti lotte sindacali; si creano sinergia e convergenza di interessi tra tutti i componenti dell’impresa; si favoriscono produttività e innovazione e, particolarmente, si asseconda l’orientamento all’imprenditoria intervenuto nelle aspirazioni dei giovani; inoltre si riportano sul mercato tutte quelle piccole e medie imprese, oggi prive di finanziamenti, capaci di innovazione, peculiarità e fantasia, vanto della nostra struttura economica; finalmente si realizza quella coesistenza di libera iniziativa privata, di mercato e di giustizia sociale che i conservatori del sistema attuale di capitalismo possono solo dichiarare tra gli intenti (come si legge nel programma Monti) ma non riusciranno mai ad ottenere.
L’avvio di questa ripresa economica avrebbe un ulteriore merito, di orientarsi sicuramente, in forza della nuova linfa portata alla produzione e al consumo da quella parte della società che finora è stata oggetto di prevaricazione ed emarginazione, verso quella cultura che va affermandosi in campo sociale, incline ad allontanarsi dalle priorità indotte da liberismo e capitalismo sfrenati, quali l’individualismo, la ricerca del massimo profitto, il possesso il consumo e l’esibizione di beni materiali. Buona parte della società è stanca di inseguire la priorità dell’avere che riduce la persona a consumatore, anche perché la crisi che ci attanaglia è intervenuta proprio a causa di quella priorità che ha strutturato economia, finanza e rapporti sociali secondo egoismi, speculazioni e illegalità varie, a loro volta causa delle crisi generali intervenute a livello planetario. Buona parte della società civile oggi ha compreso questo, pertanto non è disponibile ad assecondare che l’economia riparta con quelle stesse caratteristiche e priorità; sicchè è destinato al fallimento ogni programma che, per interesse che non si vuole abbandonare o per incapacità di cogliere il nuovo che avanza, voglia con piccoli e progressivi interventi rimettere in attività quel sistema. Fallimento che, purtroppo, se non sarà compensato dall’avvio della conversione al sistema economico, al sistema ambientale e alle priorità intellettuali e spirituali che ormai sono chiaramente indicati e attesi dalla società civile, comporterà l’ulteriore aggravamento della recessione fino a livelli di non ritorno e la inevitabile conseguente instabilità sociale.
La stabilità sociale dipende molto dalla giustizia sociale e a questa, dunque, deve rendersi sensibile la politica economica.
E’ tempo che la politica capisca che la giustizia sociale non si identifica col welfare, poiché essa non si realizza intervenendo con sostegni e aiuti vari (e sempre, comunque, insufficienti) a favore di enormi masse di disoccupati, di poveri e della crescente fascia sociale spinta ai margini della povertà: la giustizia sociale si realizza aprendo a tutti i cittadini la possibilità di realizzarsi in tutti i loro diritti, primo fra tutti quello al lavoro. E’ attraverso il lavoro che le persone devono realizzare, da sé, il loro welfare. Lo Stato, e la politica che lo struttura, devono intervenire prima, per evitare che i cittadini abili alle attività cadano in condizione di bisogno, e non dopo, quando le crisi dovute a sistemi inefficienti e discriminatori hanno devastato economia e società.
Un esempio eclatante di disattenzione a tali esigenze si ha a proposito del sistema pensionistico, la cui riforma l’agenda Monti presenta soltanto come provvedimento meritevole, trascurando di rilevare che il provvedimento di prolungamento dell’attività lavorativa degli attuali occupati, occorrente a mantenere sostenibile l’erogazione delle pensioni, ha risolto tale esigenza sulle spalle dei giovani che, oltre la crisi generale in atto, hanno subito dalla riforma una ulteriore causa di disoccupazione. La politica dovrebbe sensibilizzarsi a questo effetto negativo e adottare, anche in questo campo, misure in aiuto dei giovani, per esempio estendendo quei sistemi di progressività e di part time che ne favoriscono l’ingresso in attività lavorative, adottati in qualche Regione.
Queste caratteristiche del programma Monti, che lo rendono inadeguato alle esigenze poste dal particolare stato di grave emergenza in atto, sostanzialmente conservatore e non in sintonia con l’evoluzione intervenuta sia nelle situazioni oggettive che nelle priorità del sentire sociale, si riscontrano anche in altri importanti argomenti, oltre quello della ripresa economica e della giustizia sociale: tutela dell’ambiente, che non può attendere e non si ottiene con semplici inviti alla riduzione dell’inquinamento; green economia, da sostenere e utilizzare subito, perché salva l’ambiente, risponde a domanda sociale estesa e quindi è capace anche di effetto economico largo e positivo; diritti civili e laicità dello Stato, sui quali la società è in attesa di risposte, mentre il programma Monti mantiene un significativo silenzio; questione carceri, che richiede interventi non solo di edilizia e di personale, ma anche di rilevanti modifiche di diritto e di procedura penale, stimolate da riflessioni su funzione della pena e sua possibile articolazione, di cui non si rileva traccia nel programma; spese militari, per le quali si sperava in una diversa utilizzazione degli enormi importi previsti per aerei e un orientamento innovativo in ordine agli interventi militari nei Paesi esteri; al conflitto tra libertà di comunicazione e di utilizzazione sociale di quanto naviga in rete e difesa di privacy, copyright e brevetti, argomento di notevole rilevanza sociale, in attesa di risposte o almeno di orientamenti, di cui non si dice nel programma; lotta ai “paradisi fiscali”, per i quali dovrebbe sollecitarsi una sollevazione planetaria idonea ad eliminarli, con efficacia ulteriormente positiva, oltre l’aspetto fiscale, se effettivamente si voglia combattere, oltre l’evasione fiscale, anche la fuga dei capitali, la corruzione, la delinquenza organizzata e il riciclaggio di moneta variamente “sporca”; nuova cultura che avanza, specialmente tra i giovani, con rifiuto verso consumismo ed esibizionismo di beni materiali, sostituiti da interesse esteso e crescente per arte, in tutte le sue forme, conoscenza, salute, spiritualità; interessi, questi, portati dall’evoluzione, che, come detto, dovrebbero diventare priorità della politica.
Invece sembra che la politica non riesca a guardare in avanti, meno che mai alle future generazioni, trascurando l’evoluzione che le scorre sotto gli occhi, in campo sia oggettivo che soggettivo; nonostante la rilevanza dell’evento.
Signori della politica, vecchi professionisti e nuovi scesi, ritornati o saliti in campo, smettete di guardare e considerare il Paese in posizione statica, che vi suggerisce provvedimenti e promesse di ricostruzione di ciò che è stato, sollevatevi alla visione dinamica della società in movimento, cogliete l’evoluzione intervenuta a livelli interni e planetari, sintonizzatevi con l’orientamento, le esigenze, le speranze ai quali tende questa evoluzione e assumete il compito di assecondare e guidare questa meravigliosa conversione verso il mondo migliore atteso; coscienti che questo percorso è meraviglioso non solo perché è l’unico che, oggi, può rimettere in moto l’economia reale, ma anche perché è l’unico che salverebbe l’economia senza mortificare le nuove aspirazioni e senza rimettere in azione il sistema che ci ha portati al degrado e alle crisi.
Quali, di questi attuali signori della politica che richiedono il nostro voto, potrebbero essere capaci di assumere questa coscienza di situazione evolutiva e il compito di traghettare al nuovo l’economia, l’ambiente, i rapporti sociali, locali e internazionali?
Certamente non può essere capace Berlusconi, con quell’insieme di destra che lo segue: è augurabile che tutte categorie alle quali va elargendo promesse tanto allettanti quanto inattuabili, o comunque foriere di esiti anche disastrosi, riflettessero sul fatto di essere, anche loro, partecipi di quella società che ha interesse e diritto ad un mondo nuovo e migliore e che non sarà mai un conservatore, tra l’altro non amato e disapprovato in sede internazionale, a realizzare questo diritto, mentre farà di tutto perché si riaffermino tutte le condizioni che a lui hanno consentito ricchezza, privilegi e sollazzi e agli altri niente di utile, di buono o anche soltanto di bello.
Purtroppo, come rilevato, anche il prof Monti ha deluso, avendo optato per collegamenti con partiti e movimenti che sono fortemente conservatori, come lo sono il Vaticano e tutti quei centri di potere che si sono realizzati grazie a quel sistema di capitalismo e di speculazioni che ha portato degenerazione, crisi e povertà. Né d’altra parte la serietà e l’onestà del prof. Monti, di cui bisogna dargli atto, saranno sufficienti a dare la guida occorrente per la ripresa attraverso il tipo di innovazioni necessarie, sensibili al nuovo che avanza e chiede. Il suo progetto, infatti, dimostra che anch’egli è conservatore, orientato sostanzialmente e personalmente a riattivare il sistema preesistente alle crisi, anche se con moderati interventi che vorrebbero emendarlo degli inevitabili effetti negativi ma che in realtà non introducono quanto occorre o lo tengono in posizione marginale e di certo soccombente rispetto al riprodursi delle cause, proprie del sistema, di ingiustizia sociale e di crisi economiche. Prima fra queste, in ordine di tempo e di gravità definitiva, la recessione di livello distruttivo dell’economia e della coesione sociale.
Anche Giannino è, in effetti, un liberale, legato a centri di potere di ambito industriale e, nonostante le promesse, tanto accattivanti quanto generiche, non sarà mai un traghettatore verso il nuovo, che richiede innovazioni e cultura di tipo inesistente nei suoi programmi.
Ingroia ha indossato la casacca del rivoluzionario civile, ma deve ritenersi che sia piuttosto mosso da desiderio di protagonismo, altrimenti non avrebbe assunto un compito che in qualche modo può avere solo l’effetto di indebolire le forze di quella sinistra alla quale la sua rivoluzione vorrebbe ispirarsi.
Grillo vorrebbe essere veramente rivoluzionario, e il suo relativo successo è indice del disagio sociale, ma la sua rivoluzione oltre il sostegno della giusta rabbia degli emarginati e l’esplosione verbale e teatrale non è supportata da tutte quelle conoscenze e capacità tecniche che servono per condurre un Paese. Per costruire (e c’è molto da costruire), per pretendere di guidare il Paese nella conversione, diciamo pure rivoluzionaria, che occorre e che dovrà imporsi non soltanto all’interno ma anche nei rapporti internazionali, servono serietà competenza esperienza e autorevolezza, oltre lo sfogo verbale della denuncia.
La coppia PD e SEL è l’unica formazione politica alla quale si possa fare credito di serio e capace orientamento innovativo e progressista, quantomeno per tradizione della loro storia e per le resistenze a cedimenti verso la destra dichiarate da Vendola. Tale orientamento e l’attitudine all’innovazione necessaria in realtà non traspaiono in modo molto evidente dal programma elettorale, forse perché contenuti e mortificati dalla preoccupazione di non pregiudicare eventuali futuri appoggi dallo schieramento di Monti. Ma, se non si voglia abbandonare la speranza, questa non può essere riposta in altri se non in questa coppia politica.
E in tal caso tocca agli elettori il compito di fornire, con il voto, il giusto aiuto perchè quella attitudine possa liberamente esprimersi in concreto e in termini sufficienti; perché quella formazione politica, liberata da condizionamenti, possa domani operare senza tentennamenti, senza concessioni ai conservatori e possa, con lo stimolo della società civile, con la forza di una maggioranza parlamentare robusta e con un governo autorevole e competente, adottare i provvedimenti occorrenti perché la recessione si arresti e la ripresa economica sia effettiva e rapida. Nonché, contemporaneamente, si innovi il sistema economico in termini che, pur mantenendo attivi l’iniziativa privata e il mercato, assegni al lavoro la dignità che merita, riconoscendogli la titolarità della produzione dei beni e servizi ed eliminandogli la conflittualità col capitale e con l’impresa; inoltre si realizzi giustizia sociale in tutti i campi; vengano adottati senza esitazione e in profondità ogni provvedimento idoneo a salvare l’ambiente; la ripresa economica sia affidata inizialmente ed essenzialmente ai giovani e alle piccole e medie imprese, assumendosi a livello sociale la garanzia sul rischio dei finanziamenti; sia data economicità e vitalità alla green economy; costituisca priorità e abbia sostegni effettivi il capitale umano, perché l’italico genio si risvegli e possa realizzarsi con le sue capacità di produzioni peculiari innovative e di prestigio, perché tutta la società venga traghettata verso un mondo di cultura, interessi e attività rispondenti al nuovo che la società civile vuole e chiede alla politica.
Per tutto ciò è necessario che il voto elettorale ne crei le premesse, con la partecipazione e la giusta scelta, ma sarà anche indispensabile che, dopo le elezioni, la società civile mantenga attiva l’attenzione sull’attività delle istituzioni politiche e amministrative per svolgere opera di controllo, di suggerimento, di pretesa e di attiva collaborazione; perché la fiducia accordata e le attese non vengano tradite e lo scollamento tra politica e società, alibi per l’inefficienza e le degenerazioni, non abbia più a ripetersi.
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