E' morta la Sinistra? E il sogno della Giustizia Sociale?

Moderatore: vincenzo vanda

E' morta la Sinistra? E il sogno della Giustizia Sociale?

Messaggioda vincenzo vanda » 29/05/2014, 16:58

E’ legittimo e ragionevole chiedersi se il trionfo del PD, quello gestito da Renzi, segni la fine della sinistra. Infatti il trionfo ha avuto la sua premessa nel salvataggio di Berlusconi operato da Renzi ed è maturato a seguito del governo condotto con i necessari voti della destra; tant’è che questo PD è stato valutato da molti commentatori politici come una rinata Democrazia Cristiana e meritevole del titolo di partito (ormai) “Nazionale”. Titolo effettivamente meritato, non solo in ragione dell’entità e della provenienza geografica e sociale dei voti ottenuti, ma anche per il riscontro fortemente positivo seguito col rialzo delle quotazioni in borsa e il calo dello spread. Segni, tutti, di approvazione e di prospettiva di stabilità. Tant’è che Renzi ha proiettato fino al 2018 il suo governo con la destra e già Alfano si è prenotato per un’intesa col PD anche per la prossima legislatura.
Ebbene, si, con tali prospettive può proprio ritenersi che la Sinistra sia, se non già morta, certamente in agonia. Del che non c’è da rallegrarsi.
Infatti, intanto è bene prendere coscienza del fatto che con l’intervento di Renzi si è evitato il baratro nel quale si rischiava di precipitare con alto spread crollo di borsa fuga di capitali ecc…, ma il costo è stato pesantissimo: si è persa l’occasione di mandare definitivamente fuori dalla politica Berlusconi, che in quel momento era ritenuto veramente finito e quindi stava per essere abbandonato da tutti i suoi fedeli di partito, ammiratori ed elettori; e invece Renzi lo ha risollevato, addirittura inserito nella maggioranza, reso ancora condizionante nelle decisioni legislative e di partito, convalidato ancora come leader di partito.
Inoltre, deve ulteriormente considerarsi che l’estromissione definitiva di Berlusconi e del berlusconismo avrebbe avuto l’effetto di liberare finalmente la politica da una destra tutta e solo dipendente e funzionale al potere di un singolo personaggio e ai suoi personali interessi, lasciando spazio, prevedibilmente, al sorgere di una destra finalmente degna di stare in Parlamento per guidare o fare la giusta opposizione. E, prevedibilmente, la sinistra avrebbe utilizzato il favorevole momento storico per riunire le sue frange e prendere la guida del Paese senza condizionamenti e ricatti.
La valutazione positiva ed entusiastica e la proiezione nel futuro dell’operato che ha portato Renzi al successo elettorale recente fanno ritenere che non solo non si è preso coscienza del costo di tale operato e delle occasioni perdute, ma, ciò che è peggio, che si sia determinata, prevalente, la convinzione che la collaborazione parlamentare e di governo del PD con la destra sia positiva, lontana dalle frange estreme dei partiti e dai loro estremismi ideologici, produttiva di una stabilità di gradimento “nazionale”.
Ebbene, è vero che la distinzione tra destra e sinistra si è sbiadita, infatti la prima ha riconosciuto che capitalismo e speculazioni finanziarie totalmente privi di freni scatenano crisi e dunque vadano in qualche misura regolati, così come il distacco tra ricchi e poveri vada controllato attraverso il welfare, e d’altro lato la sinistra ha riconosciuto la validità dell’iniziativa privata e la funzione positiva di un mercato moderato; ma ciò significa che ormai la destra non si identifica più col populismo e la dittatura, così come i comunisti non mangiano più i bambini e non sparano sulla ricchezza, mentre non significa affatto che siano state eliminate differenze fondamentali, sia in ordine ai percorsi concreti da seguire per raggiungere certi risultati dichiarati come comuni, sia, anzitutto, per l’aspirazione – sogno o utopia che voglia ritenersi – di una effettiva e totale Giustizia Sociale. La destra infatti ritiene di soddisfare tale esigenza assicurando lavoro attraverso il trionfo del capitalismo e del consumismo e adottando misure di sostegno in favore di disoccupati e poveri; la Sinistra, invece, quella non addomesticata a convivenze da vecchia democrazia cristiana, ha sempre sostenuto e dato speranza al sogno di una Giustizia Sociale che a tutti dia, piuttosto che sostegni compensativi, la vera libertà, quella che consente ad ogni persona di realizzare le proprie attitudini e capacità in ogni campo, lavorativo, economico, culturale, sociale e di ogni altro aspetto della personalità, promuovendone tutte le condizioni, la partecipazione, la giusta ripartizione di attività lavoro profitti e redditi e rimuovendo tutti gli ostacoli che generino limitazione a tale libertà effettiva e al reale rispetto di tutti i diritti inviolabili dell’uomo.
Sono differenze di non poco conto, che comportano orientamenti, provvedimenti legislativi e di governo ben diversi. Ora, si può anche accettare che nel momento critico Renzi abbia fatto una scelta considerata di necessaria opportunità momentanea, e certamente apprezzare i riscontri positivi che essa ha generato sul piano elettorale e dei mercati, ma non si può non avere coscienza del fatto che accettare come definitivamente validi e preferibili quel PD “Nazionale” emerso dal voto recente e quel modo in cui Renzi ha operato in collaborazione con la destra significhi seppellire la Sinistra insieme al suo ricco patrimonio di giustizia promessa e in particolare costituisca una definitiva tragica rinuncia alla Giustizia Sociale, quella vera e totale, di cui si è sempre sognato e di cui si è rimasti sempre in speranzosa attesa.
In questa situazione, ci auguriamo sia vero che i sogni e le speranze non muoiono mai; e ci auguriamo pertanto che intervenga una generale giusta presa di coscienza dell’importanza che avranno le scelte sulle alternative politiche che si propongono; ciò induca il PD a utilizzare il successo ottenuto per riunire tutti gli spiriti sinceri del socialismo, le frange della sinistra entrino a contribuire e orientare, la Sinistra tutta assuma la guida politica del Paese, libera da condizionamenti, verso un miglioramento dell’economia reale che si realizzi unitamente alla Giustizia Sociale. E il centro destra si ristrutturi, nelle persone e nei programmi politici, per fare una autonoma, degna e opportuna opposizione.
Grillo ha, ancora una volta, l’occasione per partecipare e favorire la realizzazione di tale augurio, decidendosi a utilizzare il consenso, datogli da cittadini umiliati nei loro fondamentali diritti, per passare dalla semplice manifestazione di rabbia e enunciazione aggressiva di programmi distruttivi alla fattiva collaborazione per eliminare il marcio e l’inefficienza esistenti e programmare quei provvedimenti che i suoi elettori si attendevano, idonei a dare loro quella Giustizia finora negata.
Grillo ha già disatteso l’occasione offertagli da Bersani, ora si presenta una nuova occasione: non la disattenda, se non vuole dare definitiva conferma alle critiche che lo valutano abile nel fare emergere il grido dei disperati ma politicamente incapace e, anche, dannoso.
Come ultima speranza, se le scelte dell’attuale sinistra e dei 5stelle deluderanno, sia la Società Civile ultima trincea, nella quale mantenere viva la speranza e dalla quale muovere e organizzare l’azione reattiva capace di determinare una rinnovazione politica e istituzionale che lavori per il bene comune.
vincenzo vanda
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