MONTEZEMOLO: OPPORTUNITA' O GRAVE PERICOLO?

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MONTEZEMOLO: OPPORTUNITA' O GRAVE PERICOLO?

Messaggioda vincenzo vanda » 05/09/2011, 23:05

Ne “il venerdì” del 2.9.2011 Curzio Maltese nel suo articolo “aiuto, dopo Berlusconi ora Montezemolo vuole scendere in campo” evidenzia come tale “discesa” prospetti il pericolo di “un nuovo partito azienda” e rileva con disappunto come la prospettiva venga salutata “con simpatia”, perfino dagli “amici del Fatto”, nonostante essa configuri una riedizione di Forza Italia e cioè di “un partito liberista di massa guidato da un industriale ricchissimo con alle spalle la proprietà di mezzi d’informazione e squadre di calcio”. Disappunto che diventa grido di allarme e di sconforto quando l’autore rileva come la candidatura di Montezemolo, appoggiata da altri industriali di successo, continui ad apparire scandalosa “soltanto a qualche vecchio catafalco, come chi scrive”, nonostante essa sia viziata da un evidente conflitto d’interessi e quanto alla riforma elettorale essa denunci, al di là delle parole, la visione di una Italia “ormai matura per un sistema elettorale fondato sul censo”.
Intervengo anzitutto per suggerire la lettura completa dell’articolo di Curzio Maltese e per far sapere che anch’io sono un “vecchio catafalco” già da tempo scandalizzato dall’iniziativa di Montezemolo, particolarmente dalla evidente insostenibilità, a causa di radici collegamenti e poteri, della veste assunta di paladino della giustizia sociale; e scandalizzato anche dalla “simpatia” accordatagli proprio da quella sinistra democratica che avrebbe dovuto denunciare come la nuova candidatura rinneghi e deluda le decisioni e le aspettative di quelle innovazioni che, a seguito dello sfascio finanziario, economico e sociale prodotto dal liberismo accordato al capitalismo, avrebbero dovuto portare ad un sistema equilibrato dalla primaria esigenza della giustizia sociale.
Già nel novembre del 2010 inviai una lettera al dott. Luca Cordero di Montezemolo, a seguito del suo pubblico annuncio di intervento in campo politico, con l’associazione Italia Futura. Mi congratulai per i valori richiamati, orientati al risanamento dalle varie forme di degrado in atto e particolarmente alla giustizia sociale e alla promozione dei giovani, ma dichiarai espressamente la mia sfiducia, rilevando che i suoi molteplici e rilevanti poteri acquistati nel sistema del libero capitalismo difficilmente gli avrebbero consentito quelle innovazioni. Prova ne era il modo in cui nella sua associazione erano graduati i poteri di intervento per i vari tipi di associati: solo chi avesse versato, quale socio, la somma di 10.000,00 euro avrebbe potuto partecipare alle decisioni sui programmi; il che, scrissi, “non è giustizia sociale, non è segno favorevole alla mobilità sociale, non è esempio di promozione del merito”. Conclusi la lettera rimettendogli una copia del mio libro, già liberamente scaricabile dal sito http://www.civilsocietyleading.com, “Dalle crisi ad un mondo migliore: con la società civile”, pregandolo di leggerlo, poiché in esso avevo indicato tutti i valori e le innovazioni che, con l’indispensabile intervento organizzato della società civile, a mio avviso occorrerebbe effettivamente realizzare nell’interesse comune, per risalire dal degrado evidenziato dalle crisi e pervenire ad un mondo più degno di essere vissuto.
Dopo qualche mese il dott. Montezemolo mi ha risposto, ringraziandomi per le riflessioni e per il libro, che avrebbe letto “con interesse”. Successivamente ho ricontrollato in internet la previsione dei vari tipi di soci di Italia Futura ed ho notato che non appariva più quello, privilegiato per l’entità del versamento, da me criticato.
Nell’aprile del 2011, manifestandosi sempre più concretamente l’intervento politico di Montezemolo, con struttura in via di organizzazione e scelta significativa di collaboratori, sono nuovamente intervenuto sull’argomento, ed ho pubblicato sul forum del mio sito l’articolo “Montezemolo scende in campo”. In esso ho ribadito l’esistenza dell’evidente conflitto di interesse, che rende poco prevedibile un effettivo intervento innovativo di Montezemolo per un bene comune costituito essenzialmente di giustizia sociale; ho messo in particolare rilievo come, piuttosto, “la discesa in campo politico di Montezemolo e, anzitutto, l’accoglienza riservatagli, sembrino indicare il ripetersi del fenomeno della discesa in campo di Berlusconi; entrambi industriali, espressione di quella quota della società che nel sistema economico libero ha saputo trovare successo e poteri"; ed ho richiamato l’attenzione sul significato che emerge dalla frettolosa e ampia accoglienza positiva data all’iniziativa di Montezemolo, quale grave segno evidente di smarrimento, di abbandono di quella presa di coscienza che aveva qualificato la prima reazione alle gravi crisi intervenute ed aveva indicato a tutti, anche ai vecchi sostenitori del liberismo, l’esigenza di innovazioni profonde, di cultura, di valori, di strutture funzionali al ripudio del liberismo incontrollato, del consumismo, delle sfrenate speculazioni finanziarie, per attivare una economia reale equilibrata, sostenibile per la tutela dell’ambiente e anzitutto giusta nella distribuzione del lavoro, dei poteri di iniziativa economica e della ricchezza prodotta. Ho evidenziato che questa presa di coscienza e questo orientamento innovativo erano le uniche conseguenze positive derivate dalle crisi intervenute e che ora, a causa di disorientamento e sfiducia generalizzati e in forza di pressioni e opportunismi interessati, si stava rischiando di cancellarle, per ritornare ad affidarsi, col criterio del personalismo, a soluzioni che costituiscono premesse di un ritorno alle stesse condizioni e alle stesse strutture economiche e sociali che avevano creato diseguaglianze e crisi.
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