Elezioni politiche-Parole e realtà-Pericoli e opportunità

Moderatore: vincenzo vanda

Elezioni politiche-Parole e realtà-Pericoli e opportunità

Messaggioda vincenzo vanda » 21/12/2012, 0:02

Il crollo dell’area berlusconiana ha scomposto gli equilibri e avviato una fase in cui tutto è in divenire e, nell’attesa che la scelta che farà il prof. Mario Monti consenta le coagulazioni definitive, intanto tutti gli attori si presentano come i possibili artefici della futura giusta politica, attribuendosi aggettivi che vorrebbero essere qualificanti e, in realtà, rimangono assolutamente generici.
E vediamo la realtà.
La LEGA , in verità, aspira alla secessione, che può realizzarsi solo con atto di violenza al sistema Italia; pertanto, non è da assecondare.
BERLUSCONI e tutti coloro che lo hanno sostenuto e difeso nei periodi in cui ha deciso la politica e le leggi, comunque ora si presentino, rimangono gli artefici di un populismo ignorante e deteriore sotto ogni aspetto, da mandare definitivamente a casa.
L’AREA che si definisce “Liberale e moderata” (Casini, Montezemolo, cattolici, Fini, ex DC e tutti coloro che si pongono tra centro e destra) anzitutto non dice in cosa sia moderata, se intende essere moderatamente liberale o moderatamente progressista: in realtà è un’area essenzialmente conservatrice, in sintonia col Vaticano, col capitalismo e i c.d. poteri forti; resistente nei confronti di posizioni laiche per i diritti civili e portata, per connessioni cultura e interessi personali, a ritenere e volere che la ripresa economica, e il conseguente miglioramento promesso a tutti, possa e debba realizzarsi solo rimettendo in movimento quel sistema di consumismo, capitalismo, mercato e finanza che, in realtà, ha determinato speculazioni, crisi, disoccupazione, angoscia per le giovani generazioni, ingiustizia sociale, inquinamento incontrollato, cultura del possesso di beni materiali e dell’esibizione. Dunque in realtà quest’area è per il liberismo ed è “moderata”, cioè resistente, nei confronti del progresso verso valori e sistemi sociali di orientamento opposto.
La SINISTRA si dichiara “democratica e progressista”, in sintonia con le istanze e le sensibilità della società civile, disponibile alle innovazioni laiche e anzitutto attenta all’esigenza della giustizia sociale. Ma in realtà ha, anch’essa, i suoi problemi e i suoi limiti. Infatti si presenta frantumata, non meno del centro-destra, e anche nella zona ora più significativa presenta da un lato un PD che cerca sicurezza di successo elettorale con collegamenti a quell’area “liberale e moderata” di cui sopra e dall’altro un SEL che resiste a quel collegamento, ma fa ciò in nome di una ideologia ormai inattuale, che continua a vedere il conflitto tra capitale e lavoro in scenari, mezzi di confronto e mete risolutive ormai superati dall’evoluzione intervenuta a seguito dell’esperienza portata dalla crisi, dalla globalizzazione, particolarmente nell’economia mondiale, dalla composizione stessa della società ormai notevolmente mutata.
Dunque, la sinistra è frantumata e da un lato è tentata da necessità elettorale di contatti inquinanti verso il centro-destra, dall’altra rischia, quanto a progressismo, di non essere in linea con l’attualità.
Oggi è pacifico che bisogna riconoscere i meriti dell’iniziativa privata, così come è pacifico che debba essere perseguita e realizzata la giustizia sociale. Dunque, deve essere proprio la ricerca della necessaria conciliazione tra le due esigenze a indicare la nuova e radicale soluzione da assegnare al conflitto tra capitale e lavoro, tra iniziativa privata e giustizia sociale. Soluzione che non si può avere né riproponendo il sistema capitalistico preesistente alla crisi né lottando contro l’impresa, mantenuta in posizione di perenne conflittualità col lavoro: impresa e lavoro (compreso quello dell’imprenditore) devono identificarsi, assegnando al capitale solo il giusto compenso, quale mezzo che partecipa alla produzione, ma non la titolarità esclusiva dell’impresa.
In conclusione, oggi non servono parole e aggettivi, tanto generici quanto gratuiti, per allettare i cittadini che andranno alle urne. I termini dei problemi, infatti, sono già ben determinati: serve un sistema che salvi l’iniziativa privata e il dovuto contenimento del debito pubblico ma riscatti il lavoro dalla posizione di costo della produzione e lo elevi a titolare dell’impresa. Serve realizzare così il primo e fondamentale passo di giustizia sociale, per poi estenderla nell’ambito di tutti i rapporti intersoggettivi. Bisogna inoltre eliminare le speculazioni finanziarie e ridare spazio al finanziamento dell’economia reale; questa deve svolgersi in termini di sostenibilità che salvino dalla rovina definitiva il pianeta; occorre riconoscere i diritti civili ed eliminare ogni tipo di discriminazione, combattere in modo radicale corruzione privilegi evasione paradisi fiscali e varia delinquenza; serve sviluppare formazione, ricerca, innovazione e anzitutto una cultura orientata verso valori e beni opposti al puro consumismo materiale che ha dominato finora. Compiti che non sono difficili da realizzare, ma bisogna anzitutto volerli ed essere disponibili ad attuare nella società quegli spostamenti di poteri e di disponibilità economiche occorrenti a creare giustizia sociale e a dare agli enti pubblici la possibilità di realizzare servizi, interventi e opportune riforme senza doversi caricare di debito eccessivo e senza tartassare inutilmente i cittadini.
Emerge evidente come la formazione politica più adatta, per orientamento, ad assecondare queste esigenze sia la sinistra; ma a condizione che essa prevalga nella competizione elettorale, ottenga questo senza alleanze pre o post elettorali con i “liberali moderati” e dunque la sua parte ora prevalente (PD e SEL) riesca a richiamare a sé e metabolizzare sia le frange costituite in partiti autonomi sia le varie iniziative compatibili (LeG, Arancioni, e forse Giannino e IDV) e inoltre, attraverso l’esposizione di un programma coraggioso, sufficientemente chiaro e dettagliato in ordine a valori, mete innovative e percorsi attuativi, riesca a convincere e dare speranza ai delusi della politica, agli indecisi, ai giovani lasciati in panchina, alle donne in attesa di pari opportunità, a tutta quella grande parte della società che è sana e disorientata.
MARIO MONTI. Su queste necessarie condizioni interferisce il prof Mario Monti. Egli è stato abile ed efficace nell’impostare il rientro dal baratro al quale eravamo stati portati e a ridare all’Italia credibilità e rispetto; inoltre, la meritata stima e i contatti avuti col segretario del PD consentono di ritenere che, quanto ai provvedimenti relativi alla ripresa economica, egli sia stato frenato e condizionato in sede parlamentare, ma sia, per suo orientamento politico, disponibile a iniziative che, pur salvando la severità dovuta per il debito pubblico, sono piuttosto in sintonia con gli orientamenti dell’attuale sinistra. Ciò lascia sperare, nonostante le ultime notizie date dai giornalisti, che egli, certamente cosciente della responsabilità che gli deriva dalla capacità assunta di determinare, con la sua adesione, il superamento delle attuali frantumazioni e quindi di poter contribuire in modo rilevante al successo elettorale dell’una o dell’altra parte, si astenga dal favorire l’area “liberale e moderata” aderendovi o proponendo una propria autonoma iniziativa comunque disponibile ad adesioni o future alleanze con quell’area. E dobbiamo anche sperare che abbia la benevolenza, verso il Paese, di sopportare le difficoltà di un suo coordinamento con la sinistra in posizione di governo e “si accontenti” della carica di presidente della Repubblica; certi che in tal caso la sinistra sarà ben lieta di averlo in tale importante funzione.
Dunque, esistono pericoli di esiti elettorali purtroppo orientati a riproporre gli stessi sistemi e rapporti sociali che hanno portato alla crisi e che tutti promettevano di innovare, ma esistono anche prospettive di opportunità positive da cogliere: una sinistra al comando, coesa forte e con programmi coraggiosi e innovativi, equi e possibili; un centro-destra che non inquina e non indebolisce la maggioranza parlamentare e il governo, tutto all’opposizione, anch’esso omogeneo, chiaro e determinato a svolgere la sua opera di confronto; e un presidente della Repubblica stimato da tutti, guida equilibrata ed efficace, garante verso l’estero.
MOVIMENTO-partito 5STELLE. Non sarebbe male che anche Grillo assecondasse questa positiva prospettiva: dovrebbe riconoscere che la sua particolare voce di protesta ha il merito di avere raccolto il consenso di tante persone che avevano giusti motivi per chiedere, anche con rabbia, equità e giustizia, ma riconoscere anche che queste mete hanno possibilità di realizzazione piuttosto aiutando quell’esito elettorale in favore della sinistra che portando in Parlamento persone ancora non supportate da esperienze, cultura specifica e abilità necessarie per guidare un Paese in una fase di crisi ed equilibri delicati quale è quella attuale.
Sarebbe un apprezzabile atto di amore verso il Paese consigliare agli aderenti al 5stelle di votare per la sinistra, che abbia offerto un programma convincente.
Senza disperdere, però, il consenso e la coesione ottenuta, da convogliare per la creazione di una società civile organizzata, capace di pervenire a dignità istituzionale, per assumere un rapporto di controllo, di osmosi, di suggerimento e di intervento con le istituzioni politiche, perché non si verifichi più lo scollamento aberrante tra politica e società civile al quale siamo pervenuti. Sarebbe la nascita di quella “Authority Civile” che da tempo vado suggerendo, come può leggersi nel mio libro “Dalle crisi ad un mondo migliore: con la società civile”, pubblicato nel 2009 e liberamente scaricabile dal blog http://www.civilsocietyleading.com.
Evento che costituirebbe una innovazione di grande rilievo, infatti non serve alla buona politica che ogni idea, rivendicazione o interesse particolare si convertano in tanti piccoli partiti che poi rimangono ai margini della rilevanza parlamentare e producono comunque frantumazione, instabilità e sostanziale incapacità risolutiva dei problemi; occorre che le due principali anime della politica, una al comando e l’altra all’opposizione, svolgano ognuna il rispettivo compito anzitutto con spirito di servizio e nell’interesse del bene comune, collaborando per dare equilibrata risposta alle esigenze e alle istanze della società civile. E la società civile ha, appunto, il compito di indicare ai politici le sue esigenze, generali e particolari, ottenere che ad esse siano date risposte con programmi dettagliati e credibili, idonei a determinare al momento delle votazioni una scelta informata, svolgere quindi azione di suggerimento, di controllo e di intervento perché i provvedimenti seguano l’evoluzione della società e rispondano all’esigenza di creare sinergia, invece che contrasto, attraverso la conciliazione delle aspettative, apparentemente contrapposte, di libertà e di giustizia.
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Re: Elezioni politiche-Parole e realtà-Pericoli e opportunit

Messaggioda deifra1949 » 28/12/2012, 18:14

Quello che mi riesce difficile vedere realizzato a breve scadenza è il diverso rapporto tra capitale e lavoro, tra iniziativa privata e giustizia sociale.
Chi prenderà l'iniziativa di modificare il sistema capitalistico?
Chi avrà il coraggio di smussare la conflittualità impresa/lavoro?
Solo quando le parti avranno compreso che questi due aspetti mal si coniugano, prenderanno il coraggio a due mani, si metteranno seduti attorno ad un tavolo e ridistribuiranno proporzionalmente le giuste quote.
Ma quando lo comprenderanno?
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Re: Elezioni politiche-Parole e realtà-Pericoli e opportunit

Messaggioda vincenzo vanda » 31/12/2012, 14:06

Il concetto, da assorbire come cultura, è semplice: l'elemento essenziale che nell'ambito dell'impresa organizza e collabora per produrre ricchezza è sempre il lavoro umano, pertanto è a questo che bisogna riconoscere la titolarità della ricchezza prodotta e non al capitale. Nel capitalismo attuale il lavoro è solo un costo (da contenere il più possibile) e la titolarità del prodotto compete al capitale, mentre è logico e giusto invertire il rapporto: al lavoro la titolarità del prodotto netto, al capitale la posizione di costo (giusto compenso-interesse, quale fattore partecipante alla produzione).
Il concetto è semplice, ma realizzarlo significa operare una rivoluzione; e le rivoluzioni si fanno solo se e quando la società civile acquista coscienza dei suoi diritti e si organizza per farli valere nei confronti di chi, attraverso le leggi, organizza e regola i rapporti intersoggettivi nell'ambito sociale.
Naturalmente, se si eleggono al compito politico coloro che per cultura e potere acquisito sono campioni rappresentanti del sistema capitalistico imperante, la rivoluzione si allontana; se invece si eleggono quelli in qualche modo più disponibili all'innovazione e la società civile invece di dividersi in partitini si organizza per guidare l'azione degli eletti, allora il momento di una migliore giustizia sociale si avvicina.
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Re: Elezioni politiche-Parole e realtà-Pericoli e opportunit

Messaggioda mirto » 02/01/2013, 16:18

...Peccato che a quanto pare Monti non stia seguendo le tue indicazioni...
Io condivido pienamente il quadro che hai presentato ed ho anche iniziato a leggere il tuo libro.
Del tuo progetto apprezzo questa visione lucida, giusta e incodizionata del mondo e delle sue regole.
mirto
 
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Re: Elezioni politiche-Parole e realtà-Pericoli e opportunit

Messaggioda deifra1949 » 03/01/2013, 1:16

E' da troppo tempo, se non da sempre, che la "forza lavoro" non è intesa come un bene aziendale.
I contratti a tempo determinato, ad esempio, portano vantaggi temporanei alla sola azienda che può tentare, provare o testare nuove soluzioni riducendo al minimo il rischio, diversamente non danno alcuna esperienza lavorativa o professionale all'occupato, che ancora più di prima si preoccupa unicamente di "produrre" e produrre bene per vedere rinnovato il proprio contratto per altri x mesi.
Risultati: unico obiettivo lo stipendio, professionalità ed esperienza scarse.
Così continuando, la concomitanza della flessibilità in entrata con la flessibilità in uscita avrà come risultato aziende che mancheranno di quel "bagaglio storico" che può avere solo chi è nella stessa azienda da più tempo.
Il bagaglio storico permette di superare, superare bene ed in breve tempo anche situazioni particolari e complesse.
Non dimentichiamo un aspetto che forse è il più importante, la fidelizzazione.
Molte aziende, se non la quasi totalità, utilizzano questo termine per il solo "cliente" esterno, dimenticando che un dipendente fidelizzato ha cura del cliente aziendale come fosse un proprio cliente e questo a tutto vantaggio dell'azienda stessa.
E non dimentichiamo poi, che nei momenti di crisi, crisi che tutte le aziende possono avere, il dipendente fidelizzato è sempre pronto per rimboccarsi le maniche e diciamolo pure a sacrificarsi.
Perché? Perché un "pezzettino" di quell'azienda è anche suo.
Con questa visione il lavoro di tutti, partendo dai livelli contrattuali più bassi sino ai più alti livelli manageriali, il lavoro non sarà più un costo.
Nell'attuale situazione economico-finaziaria, non mi pare di vedere persone così coraggiose o ben disposte per iniziare un percorso o almeno tracciare un percorso che termini con il lavoro non più inteso come un costo ma un bene aziendale.
deifra1949
 
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