BERLUSCONI MANDA ALL'ARIA L'ITALIA. CHE PENSARE, COSA FARE.

Moderatore: vincenzo vanda

BERLUSCONI MANDA ALL'ARIA L'ITALIA. CHE PENSARE, COSA FARE.

Messaggioda vincenzo vanda » 30/09/2013, 21:32

Noi italiani, noi tutti, di qualunque colore politico, ricchi, poveri, di cultura, analfabeti, religiosi, atei … tutti noi, sveglia! Non possiamo fare, da oggi, la solita vita fatta fino a ieri: è successo ciò che non lo consente, che non ci consente di farci ancora scivolare addosso gli eventi e continuare, sconsolati o indifferenti e inermi, a cercare rifugio nella nostra routine quotidiana.
Il Sig. Berlusconi è un uomo condannato a 4 anni di reclusione per frode fiscale e, benedetto iddio, pazienza (per alcuni anche invidia) per il suo periodo godereccio (durante il quale certo non ha risolto i problemi italiani); sopportazione quando ha imposto o tentato di imporre provvedimenti “ad personam” (ma non erano già abusi di potere?); ma la frode fiscale no, non è più vita privata, né abusi opinabili: è stato accertato, con due gradi di giudizio e la conferma definitiva della Corte di Cassazione, che egli ha sottratto a noi tutti quei rilevanti importi che ci appartenevano e che con la frode fiscale ha fatto propri.
Pertanto noi tutti dobbiamo aprire gli occhi e vedere il Sig. Berlusconi come una persona che ha osato “mettere le mani nelle nostre tasche”; al quale, dunque, non si può accordare ancora pazienza e sopportazione, specialmente se si consideri che non è un bisognoso, bensì persona che è già ricca e che siede al Parlamento come senatore.
E’ del tutto legittimo, di conseguenza, che sia stata attivata la legge (tra l’altro anche da lui voluta e votata) che protegge da simili assurde situazioni e prevede la cacciata dal nostro Parlamento dei delinquenti accertati.
E non venga a raccontarci, il Sig. Berlusconi, la storiella della persecuzione politica a mezzo della magistratura (tutte le persone di alto livello sociale che delinquono, se beccati, dicono trattarsi di “teorema” e di “persecuzione politica”); né i suoi fedelissimi possono validamente richiamare i tanti voti che gli italiani hanno accordato a lui (ufficialmente al suo partito), infatti ciò costituisce aggravante e schiaffo agli elettori, no di certo esimente.
Ma raccontarla, la persecuzione, come vicenda personale, non basta e allora il Sig. Berlusconi vuole arrivare, come si dice, alla “pancia” degli Italiani, allarmarli, far capire che la storiella li riguarda e li coinvolge, perché trattasi di un vero e proprio “golpe” che noi tutti stiamo subendo!
Siamo già all’imperdonabile: si è trasformato una vicenda personale, nella quale la democrazia ha avuto piena attuazione (responsabilità accertata in 1° grado 2° grado e Cassazione, con la difesa affidata al top degli avvocati) non solo in un fatto politico, ma addirittura in un deprecabile tentativo di scatenare una reazione al preteso golpe, anche dunque una reazione violenta, di una parte di noi contro altri di noi.
Ma ancora non basta, Berlusconi vuole comunque un risultato, la disapplicazione a lui della legge Severino, e non esita prima a minacciare la crisi e poi effettivamente a utilizzare il suo potere sui fedelissimi, ordinando la dimissione in blocco dei suoi ministri. E ancora una volta arriva la storiella raccontata agli italiani della responsabilità di Letta che, rinviando la decisione sull’IVA a dopo il controllo in sede parlamentare della sussistenza della maggioranza, avrebbe violato gli accordi.
Ma ancora una volta la storiella ha le gambe corte, perché correttamente il Presidente del Consiglio ha ritenuto dannoso emettere un decreto legge che, data la minaccia, prevedibilmente non avrebbe ottenuto la conferma in sede parlamentare; e anche perché la ricerca di fondi effettuata per evitare l’aumento prossimo dell’IVA era ben nota a Berlusconi.
Evidentemente, la tensione verso il risultato voluto ha portato Berlusconi a concludere che, se le minacce non erano bastate e le previsioni rimanevano negative, bisognava, addirittura e a tutti i costi, impedire proprio che la pronuncia sulla decadenza si attuasse. E non ha esitato a creare la crisi, con un anomalo ordine di dimissioni dato ai ministri. Ciò, nonostante fosse chiaro, e più volte evidenziato anche dal Presidente della Repubblica, che il momento delicatissimo, problematico, già sotto osservazione da istituzioni internazionali e mercati, tutti in attesa dei provvedimenti promessi dal Governo, pronti ad accordare ancora fiducia all’Italia ma anche pronti a colpire in caso di delusione, avrebbe comportato, in caso di crisi del governo, gravissime conseguenze dannose, con crolli di borsa, peggioramento dello spread e conseguente aumento degli interessi per debiti dello Stato, fuga ulteriore di capitali, blocco di investimenti da parte di imprese straniere, ulteriore crollo di competitività, di produzione , di consumi e di occupazione. Tutte conseguenze che sarebbero cadute sulle spalle di noi tutti.
Può tutto ciò ancora scivolarci addosso e consentirci domani di non pensarci e continuare la nostra routine quotidiana? Proprio no; anche perché, se non bastasse quanto osato finora, anche con l’assurda e inaccettabile ultima pretesa, di concedere una sola settimana di vita al Governo, al solo fine di fargli approvare i provvedimenti della sua propaganda politica, anche se impossibili e privi della necessaria copertura finanziaria, Berlusconi ha dato l’ennesima prova di quanto la sua inesauribile capacità strategica sia tutta rivolta in funzione personale, indifferente a ciò che effettivamente oggi occorre all’Italia e che dovrebbe essere assecondato con atteggiamenti ben diversi. Proprio no, non possiamo ulteriormente rimanere indifferenti. Ora basta! E allora, cosa fare?
Io non voglio e non so suggerire cosa fare; dico però a me stesso e a tutti noi: prendiamo finalmente coscienza della gravità di quanto sta accadendo a nostro danno e delle relative responsabilità, e facciamo qualcosa. Ognuno faccia qualcosa di nuovo e di opportuno, qualunque cosa gli sia possibile, purchè essa dimostri presa di coscienza della situazione e sia una reazione funzionale alla definitiva rimozione delle cause che la determinano.
Verso i politici l’invito è più facilmente determinabile: dimenticate il partito, gli interessi egoistici e i condizionamenti, ricordatevi che siete in Parlamento senza vincolo di mandato, perché la vostra azione deve anzitutto tendere al bene comune, il quale è al di sopra degli interessi personali e/o di partito. E oggi l’interesse prioritario ed urgente è quello di salvare l’Italia dal baratro nel quale sta precipitando.
I parlamentari del PDL abbiano il coraggio di sottrarsi alla soggezione che li mortifica e a viso aperto, dichiaratamente, senza cambio di “casacca”, diano la disponibilità per salvare il governo attuale, quanto meno fino all’approvazione di una legge elettorale decente e democraticamente opportuna e dei provvedimenti inderogabili, dovuti e possibili sul piano economico, finanziario e istituzionale. Avranno l’apprezzamento di molti e creeranno una favorevole speranza di un centro-destra funzionale alla vera dialettica democratica.
Anche Grillo smetta di fare il “cavallo di Troia” e di chiedere subito il voto per utilizzare le mostruosità dell’attuale sistema elettorale. Insistendo, si renderà corresponsabile della caduta nel baratro dell’Italia e questo non potrà che comportare il giudizio negativo dei futuri elettori, di cinica indifferenza all’interesse collettivo in funzione di calcoli egoistici di potere. Se invece chiederà ai suoi la stessa disponibilità richiesta al PDL, allora potrà sperare nell’apprezzamento di tutti e in un futuro esito elettorale positivo.
Se Grillo non recede, recedano i grillini parlamentari, con un atto di coscienza e di coraggio, dichiarando, anche loro espressamente e a testa alta, la loro disponibilità a contrastare l’attuale scivolamento dell’Italia verso danni irreparabili.
Riflettiamo, e facciamo qualcosa, noi tutti.
vincenzo vanda
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