Famiglia, Matrimonio, Adozioni, Coppie omosessuali

Moderatore: vincenzo vanda

Famiglia, Matrimonio, Adozioni, Coppie omosessuali

Messaggioda vincenzo vanda » 24/10/2015, 10:36

Dibattito laico e Sinodo dei vescovi cattolici
Dibattito laico
Ritengo si stia facendo confusione tra forma e sostanza.
La sostanza, che costituisce Famiglia naturale, è l’unione affettiva di due persone con progetto di condividere il corso della loro vita, comprensivo anche dell’aspetto sessuale e, anche se non sempre, della procreazione.
Il Matrimonio è forma, rito, che si aggiunge e sovrappone per dare a quel progetto di unione della coppia rilevanza sociale e conseguente assunzione di diritti e di doveri previsti dalle leggi, relativi ai rapporti sia interni alla coppia che verso la società. Ne è conferma la tendenza legislativa a dare rilevanza ad alcuni di quei diritti e doveri anche nei confronti della coppia che convive more uxorio (sebbene non sempre la coppia convivente voglia tale estensione di normative). Pertanto la Famiglia naturale composta da coppia eterosessuale ha la scelta tra la rilevanza sociale piena tramite Matrimonio o quella parziale tramite semplice convivenza.
Consegue che anche le Coppie omosessuali, in costanza dei requisiti sostanziali suddetti, costituiscono Famiglia naturale, alla quale non v’è motivo di negare il regime dei conviventi more uxorio o il pieno regime di rilevanza sociale nel caso la coppia preferisca il Matrimonio. Infatti la negazione del nome “Famiglia” e dei conseguenti diritti non può che trovare causa nella discriminazione sessuale che nega il diritto di vivere la sessualità nel modo in cui la natura l’ha orientata.
In ordine alle Adozioni il problema è più delicato; infatti interviene l’esigenza di valutare se la mancanza dell’eterosessualità nella coppia possa risultare di danno alla normale formazione del bambino adottato. Questione che ad oggi non risulta indagata e risolta scientificamente dagli esperti; né, per dare una risposta oggi al problema possono attendersi i tempi necessari alla giusta indagine, che d’altra parte in assenza di coppie autorizzate all’adozione non avrebbe neppure i soggetti da indagare.
Nell’ipotesi che un componente della coppia abbia già procreato un figlio appare subito evidente l’opportunità di riconoscere anche all’altro componente il diritto all’adozione, visto che la mancanza di eterosessualità sarebbe già in atto e l’adozione non può che apportare solo vantaggi all’adottando. Si oppone il rischio che questa autorizzazione possa incrementare i casi di violazione delle norme che vietano la generazione eterologa e la cosiddetta maternità surrogata. Rischio che prevede, come in tutte le illiceità, i relativi controlli e le relative sanzioni e che pertanto non può estendere l’effetto fino a negare altri evidenti diritti. Naturalmente deve inoltre osservarsi che se il diritto all’adozione venga comunque riconosciuto alle coppie omosessuali il rischio vantato non si porrebbe.
Ma, in difetto di risposte scientifiche, deve presumersi il danno formativo per l’adottato in caso di mancata eterosessualità nella coppia? Anzitutto bisogna valutare che l’autorizzazione all’adozione verrebbe utilizzata da molte coppie omosessuali e in tempi rapidi tale composizione familiare verrebbe vista più “normale” di quanto ora si possa pensare; il che limiterebbe il rischio che l’adottato possa sentirsi in situazione “diversa”. Inoltre, la capacità di accettazione delle novità da parte dei bambini non va sottovalutata. Personalmente ho conosciuto bambini che, avendo i genitori separati o divorziati creato nuova famiglia, si vantavano di avere due papà o due mamme. Ancora, è da considerare che la giurisprudenza in qualche occasione di casi particolari ha autorizzato l’adozione a singola persona (dunque superando la mancanza dei due sessi nella funzione educativa) e addirittura a coppia omosessuale. Ulteriormente, è da considerare che in altri Stati l’adozione è consentita alle coppie omosessuali. Dunque, sembra potersi apprezzare una prevalenza di valutazioni nel senso che il rischio di danno per l’adottato non abbia reale fondamento, quantomeno non tanto da giustificare la mortificazione dell’istinto e del diritto alla genitorialità fortemente avvertiti anche nelle coppie omosessuali. In ultimo, dare con l’adozione al bambino una famiglia è certamente e comunque preferibile alla condizione di giacenza presso istituti per bambini adottabili.
In ragione di tali considerazioni ritengo che il dibattito laico dovrebbe concludersi col riconoscere alle Coppie omosessuali di essere Famiglia naturale, quindi di avere diritto al Matrimonio se ritengano di voler dare rilevanza sociale alla loro unione e avere diritto anche alla Adozione.
Sinodo dei vescovi.
La Chiesa cattolica ha ritenuto di potersi appropriare (autorizzata dalle Scritture?) del rito Matrimonio e gli ha conferito valore sostanziale, costitutivo della Famiglia eterosessuale autorizzata alla procreazione, qualificato da valore di sacramento e indissolubilità. Tale impostazione comporta inevitabilmente che la coppia solo convivente, anche se eterosessuale, non costituirebbe Famiglia e non sarebbe autorizzata alla procreazione; che il Matrimonio può eventualmente essere dichiarato nullo (per esempio nel caso di accordo che escluda la procreazione) e mai sciolto; che pertanto la coppia che divorzia si pone contro l’indissolubilità del sacramento; che la coppia divorziata che si risposa non sana, anzi aggrava la violazione e pertanto non ha diritto alla Comunione; che la coppia omosessuale non può mai costituire Famiglia, è certamente in costanza di peccato e non può avere diritto al rito sacramento Matrimonio e, certo, neppure alla Adozione.
Questa impostazione, rigidamente conservata nel tempo, ha posto la Chiesa cattolica progressivamente sempre più estranea all’evoluzione del prevalente sentire sociale e alla normativa laica che, pur lentamente, a quella evoluzione cerca di adeguarsi.
Ora il Papa Bergoglio evidentemente avverte le conseguenze negative di tale distacco e – diamogliene atto – certamente non solo preoccupato per la perdita di potere della Chiesa, ma anche cosciente del fatto che la missione formativa che la religione si assegna non può essere svolta se i destinatari vengono tenuti fuori, esclusi dalla comunità nella quale operare, ha aperto il Sinodo sulla Famiglia esplicitamente sollecitando i vescovi ad evolvere in termini aderenti al tempo odierno l’interpretazione dei canoni relativi alla Famiglia.
La resistenza conservativa si è fatta sentire, anche in termini di aggressività strategica. Pertanto il compito che Papa Francesco si è assegnato è molto arduo. E personalmente ritengo che ci sia un passaggio obbligato: se le Scritture non hanno in merito indicazioni certe e categoriche, bisogna assumere il coraggio di smentire l’assolutezza di quanto nei tempi passati la Chiesa ha sentenziato creando sacramenti e tabù, sostenere la relatività interpretativa di tali precedenti e quindi il diritto e l’opportunità di rivedere le questioni e interpretare i testi in termini che consentano il contatto umano con i destinatari della missione religiosa.
Tutto sommato, forse sulle questioni dell’odierno dibattito sarebbe stato opportuno un referendum, una consultazione popolare, che, data la materia coinvolgente diritti, laicità e religiosità avrebbe potuto dare indicazioni utili sia ai politici che ai vescovi.
vincenzo vanda
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